Quattro giorni con gli occhi (e il cuore …) dei bambini.
29 giugno, assegnazione dei cavalli. C’era un bollore…
Eravamo sotto i palchi, all’ombra. Il Parri disse: “Voglio il 31, Già del Menhir”. Così successe. Ci furono pochi salti di gioia perché, anche se era un cavallo che aveva vinto in provincia, non era mai stato al Palio che è diverso. Tutti, però, chi più, chi meno, si aspettavano molte cose dal cavallo e, in seguito, anche dal fantino.
Il fantino finalmente arrivò: era il Bruschelli … sapevamo al 96% che non ci avrebbe deluso.
A questo punto tutti alle prove.
Tutta la Piazza osserva attentamente ogni minimo movimento del cavallo, il suo ritmo non è intenso ma gli abili fantini approfittano di ogni curva per intuire i difetti e i pregi del cavallo per poi riferirli alla dirigenza della Contrada per cui corrono il Palio. Nel silenzio della Piazza dopo i tre giri si sente un suono assordante, il mortaretto, che indica il termine della prova. Tutti i contrada ioli scendono velocemente dal palco e si dirigono verso il proprio cavallo e si sistemano in file per uscire con orgoglio dalla Piazza intonando rocchi riferiti ala propria Contrada o alla rivale. Tra le file ci siamo anche noi, un gruppo di amici della Contrada Sovrana dell’Istrice, nati in Camollia e cresciuti per le strade della Magione. Si torna in Camollia, verso la stalla e i giorni passano.
Alla stalla tutto procedeva normalmente: dopo le prove il cavallo “accompagnato” da Elia, Daniele o Riccardo procedeva verso la stalla dove lo aspettavano una doccia e una passeggiata. Tutto ciò davanti agli occhi affascinati e increduli degli spettatori più piccoli, che ogni due o tre giri chiedevano di poter accarezzare Già.
Il clima della situazione danzava fra la tensione che comunque i giorni del Palio ci danno e la speranza.
Pian piano il fatidico giorno si avvicinava. Già era in forma e il fantino pure.
Dopo la provaccia solita doccia e poi passeggiata con bambini a cui Già si avvicinava per cercare carote. Già è definito dai più cagnolino perché sta lì buono buono a farsi accarezzare dai piccoli che sembrano una mandria di tori imbizzarriti.
Dopo essere stato alla piazzetta della Magione Già va pranzare e poi alla benedizione.
2 luglio ore 19:45 circa, tutti al canape, l’Istrice ha una posizione centrale abbastanza buona. ..
Ci sono lunghi minuti di attesa che paiono anni, intanto ci scappa pure un calcio ed una mossa non valida. Tondino per la seconda volta poi tutti al canape, dopo ancora qualche minuto d’attesa. Finalmente si decidono a partire. La nostra accoppiata fa tre giri prima con la Torre alle calcagna, poi, finalmente, il suono del mortaretto dà un taglio a quel silenzio dell’ultimo giro. L’Istrice ha vinto.