L'Attesa 2 Luglio Giubilo Foto

I giorni della festa scorrono veloci, quasi non te ne accorgi ed è già il primo di luglio, tempo di vigilia. Piazzetta si trasforma e indossa il vestito buono: le luci accese, i tavoli festosamente apparecchiati, bandiere e fazzoletti che svolazzano nel trionfo dei quattro colori. Il cielo è minaccioso, si intravedono lampi in lontananza: che siano segni di buon auspicio? Con uno sguardo preoccupato all’insù si attendono i protagonisti che, com’è tradizione, ritardano.
Poi eccoli. Un’ovazione: Priore, Vicario, Provicari, il fantino con il pigiamino addosso, il Capitano e i Mangini… il Concone insomma. Occhi attenti li scrutano per cogliere una loro espressione, un loro gesto da cui possa venire qualche certezza in più.
C’è armonia, l’atmosfera è serena. Questo clima di dolce fiducia si percepisce, si avverte inconfondibile fra la gente. Canti, bevute, e poi ancora canti e ancora bevute, sorrisi, parole: come sarebbe bello se… Non c’è stanchezza che tenga, e quando si avvicina il momento dei discorsi l’atmosfera si scalda, i respiri si ingrossano, i ragazzi cantano più forte, mentre le ragazze del servizio cercano disperatamente un angolino anche piccolo piccolo ai piedi del Concone.
La voglia di rivincita sul Campo è forte, la Contrada è determinata: molto ci deve essere restituito.
Voci sicure confermano che è stato fatto tutto quello che si doveva per vincere, impossibile fare di più. Eppure, ogni tanto, si affacciano dubbi, paure, ansie, ma nell’aria c’è qualcosa di speciale: un profumo bellissimo di vittoria, la determinazione necessaria e la consapevolezza di essere davvero forti.
Duemila persone ascoltano in religioso silenzio. La dichiarazione più importante, quella che genera più entusiasmo, è che la Contrada crede fermamente nel successo.
“Passo la parola al Capitano”, conclude l’Onorando, e la piazza si scatena. Andrea non fa nemmeno in tempo ad iniziare che viene interrotto da un appello incessante: “E o grande Capitano, facci una cortesia…”.
“Domani sera a quest’ora vi aspetto qui”. Sono poche ed efficaci parole… ci bastano. Poi si gira alla sua destra e guarda, seduto lì accanto, Gigi: “Vogliamo che ritorni gladiatore”. Un generale grido di incoraggiamento si alza spontaneo, ogni cuore sussulta, ogni cuore sogna. Il discorso scivola via lasciando brividi sul corpo teso del popolo, mentre gli sguardi di Andrea, Guga e Stefano fanno trapelare la convinzione e il desiderio di riscatto; i loro occhi incrociano i nostri, le loro labbra accennano lievi sorrisi: dai, ragazzi, domani è il grande giorno, vi siamo vicini.
E poi ancora canti, bevute, commenti: che purga sarebbe, non ci voglio nemmeno pensare, dobbiamo vincere, ci si merita… l’Istrice se lo merita. Finché piazzetta lentamente si svuota.
A fine serata, restano i tavoli e le seggiole vuote, quelli che lavorano, donne e uomini di tutte le età che fanno giorno a risistemare, l’eco dei canti e tante domande, tanti discorsi, tanti pensieri. Vinceremo.

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