Già del Menhir, il cavallo dal nome ermetico artefice del nostro trionfo, è un castrone sauro sfacciato (per via della striscia bianca sul muso e non certo per motivi caratteriali). Nato nel 2002 (guarda caso anno vittorioso) da Approach the Bench e Isola Fa, è ovviamente iscritto all’Albo ed è di sangue anglo arabo al 35,88%; ne è allenatore Massimo Coghe detto Massimino, a suo tempo fantino del Palio tre volte vittorioso. Nell’anno in corso si è cimentato a Mociano montato da Siri, a Monteroni montato da Coghe e a Monticiano, dove il 23 maggio, montato di nuovo da Siri, vince la batteria. Nell’anno passato, sia di luglio che di agosto, è stato promosso alla previsita ma bocciato alle prove di notte. Nel 2008 invece è stato promosso sia alla previsita che alle prove notturne. Alla tratta partecipa alla terza batteria dove, condotto da Antonio Siri, arriva secondo dietro a Iada (poi toccata in sorte al Leocorno) montata da Paride De Mauro.
All’estrazione sappiamo tutti perfettamente come sono andate le cose; si presenta con il numero 31 di coscia (guarda caso lo stesso numero che aveva Gangelies nel 2000), con il numero 9 di orecchio (ogni allusione a ciò che questo numero rappresenta nella cabala riguarda sicuramente gli altri e non noi) e viene sorteggiato dall’urna come secondo. Ha vinto il Palio con il tempo di 1’ 13” 88, niente male per un esordiente, soprattutto in considerazione del modo in cui la carriera si è svolta.
Ma facciamo chiarezza sul nome del cavallo, così accattivante magari ma non proprio di facilissima lettura. “Già”, al di là di quanto si possa pensare, è semplicemente un modo di intercalare tipico dell’idioma sardo né più e né meno come può essere “aiù!”, tanto per fare un esempio. Il nome poi “del Menhir” deriva invece dal fatto che l’allevamento da cui il cavallo proviene è situato in una amena località della Sardegna in cui fa bella mostra di sé un monolite; in prossimità di questo si trova la tomba di un antico guerriero di statura assai elevata, per questo motivo conosciuta come “la tomba del gigante”. Ogni accostamento alla statura del nostro destriero è certamente di fantasia, perché semmai è vero il contrario. In compenso il soggetto è dotato di una massa muscolare posteriore veramente notevole, il che, tradotto in termini pratici, vuol dire maggiore spinta e quindi maggiore potenza. Ma il lato positivo più pregevole del nostro cavallino è senz’altro il carattere tranquillo, docile; “sincero”, avrebbero detto i cavallai di una volta. È facile intuire quanto questa dote sia importante per affrontare tutte le situazioni, anche le più disagevoli, che si possono verificare in Piazza del Campo. Di questo abbiamo avuto una conferma assoluta quando Iada del Leocorno ha scalciato colpendoci (anche noi tutti infatti siamo rimasti storditi!). Già ha reagito come ogni cavallo di testa sana reagisce: si è innervosito, ha fatto le sue rimostranze, si è difeso per un po’, poi ha ritrovato il suo equilibrio e si è rimesso tranquillo (e il nostro cuore ha ripreso a battere). È partito come un razzo e, condotto da mani più che sapienti, ha corso in maniera irreprensibile, docile ai richiami nell’affrontare le curve e pronto ad allungare nei tratti favorevoli che la pista concede.
Già del Menhir rimarrà nei nostri sogni per sempre, insieme a quei cavalli, magari meno dotati, che hanno segnato la nostra vita con le loro vittorie, facili o sofferte che siano state.
Dire che lo vorremmo sempre nella nostra stalla è un pensiero per certi versi patetico, ma la gioia dell’evento può ampiamente giustificare un cedimento emotivo!