Un palpito più forte, il cuore in gola. La paura di dover rivedere un film già visto, quella maledetta zoccolata, una pedata tremenda. Gente in fermento, esperti impauriti, imprecazioni più o meno colorite che rimbalzano di bocca in bocca. Terrore. Il nostro cavallino che accusa il colpo, perdendo d’un tratto la tranquillità palesata. Arbitro, rigore. Con espulsione, da dietro, netto. Quel posteriore che non poggia, l’ agitazione che cresce in quelli che hanno visto ma che non possono comunicare agli altri. Volti sbiancati in uno psicodramma dai contorni foschi. Salivazione azzerata, come un giorno intero nel deserto senza un goccio d’acqua, come qualche amico senza le bollicine per un mese intero. Il nostro fantino impassibile che ignora volutamente i nostri gesti privi di ogni logica. Quasi a voler dire: calmi, lo so che ve la siete fatta sotto, ma non è niente. Facile per lui che non fa mica il docente, l’oste, l’impresario, l’artigiano o il nobile (bighellone). Non si vince più, si lagna uno; chiama il Capitano, si sbraccia un altro; ma il veterinario che dice, invoca sgomento qualcun altro… non è niente, il cavallo è ficoso. Stupore, attimi alterni, emozioni contrastanti, in cerca di aiuto o di conforto. Proiettati verso la disperazione. Il sangue, il sangue… un taglio, un taglio… speriamo faccia buio presto, così si corre domani, si torna a casina, si medica per benino, ci si riposa… Mossiere, minuto, vediamo che è successo, poi però si corre uguale. Sindaco… Oddio so’ partiti, noi no, mossa falsa. Ma il cavallino che fa? Lo prova? No, va a passo, bravo Gigi. Che fa, zoppica? Tutto a posto? Sembra di sì. Sollievo, silenzio, sguardi che si incrociano in cerca di conferme, cenni con il capo come a dire te l’avevo detto… sì, ma che m’avevi detto? Certezze che come sempre si sono rivelate foglie al vento, mani fra i capelli (metaforicamente), occhi languidi non di libidine ma di panico puro. Sembra che il destino abbia deciso di giocare sporco (anche lui!), e questa non è una partita di basket dove i valori alla fine vengono fuori; tutto si consumerà in pochi secondi, per questo devi essere al massimo, nessun tipo di acciacco. Elucubrazioni insensate di persone che vedono svanire i sogni di vittoria o perlomeno l’ambizione di lottare alla pari. Un tarlo che rode subdolo, il dubbio che ci accompagna in sordina per tre velocissimi giri, l’incubo di quello che ognuno per attimi smisurati ha temuto potesse accadere.
Poi la vittoria, così netta, così senza problemi, così limpida da infondere in noi la certezza che il cavallo sicuramente indossava fasciature ben camuffate e parastinchi. Invisibili, ma ce li aveva.