C’è qualcuno che il Palio di luglio non l’ha proprio visto, probabilmente distratto dai suoi pensieri o poco attirato da una corsa, secondo lui, noiosa e scarsamente combattuta. Per gli esteti della garosìa, la carriera si è ridotta ad un’estenuante Passeggiata Storica, a partire dalla carica dei carabinieri fino all’arrivo del Bruschelli. E tutta quella gente per la pista a tripudiare? Non si capiva bene che cosa ci stesse a fare, secondo gli infiniti esegeti della vigoria, alfieri del sorpasso su sorpasso.
Ma in fondo molti attori del Palio di Provenzano hanno davvero ricalcato atteggiamenti già visti poco prima durante il corteo, reinterpretando i vari ruoli in commedia, addirittura rigirandosi ogni tanto per ricevere in diretta i consigli dalla storia.
E allora rivediamola questa cerimonia, inaugurata da una mossa come sempre lunga e laboriosa, che sembrava interpretata dalla fanfara, e quindi da poche chiarine e da tanti corni e tromboni, adatti questi ultimi a fare chiasso e confusione piuttosto che a eseguire con serietà uno spartito ricco di elaborate armonie. L’unico squillo argentino, infatti, è stato gorgheggiato dall’Istrice, mentre gli altri si sono attardati a trovare gli accordi, non sono riusciti poi a schiarirsi la voce e, più che altro, non sono stati capaci di tirare fuori lo strumento.
Dopo questa iniziale concertazione, si è dipanata una straordinaria sequenza, aperta da mazzieri e comandatori che altri non erano che Trecciolino e il suo splendido destriero Già del Menhir. A seguire, ma da lontano, arrancavano figure di secondo piano: paggi e portatori di insegne provenienti dal Contado e dalle Masse e in gran parte giunti all’ultimo momento.
Sono poi scorsi i Docenti dello Studio senese, i quali, manco a dirlo, erano sempre Gigi Bruschelli e il Già citato cavallo vincente in atto di dispensare insegnamenti a destra e a manca su come si debbano fare le cose per benino, seguiti (a rispettosa distanza) da nove studenti, peraltro un po’ duri di mente perché faticavano a imparare una lezione che, in questi ultimi anni, Camollia ha impartito spesso e volentieri anche se, per noti motivi, siamo stati in Piazza e quindi in cattedra meno di tutti.
A seguire è sfilato, sempre pavesato di quattro colori, il Capitano di Giustizia, il magistrato Bruschelli, che ha finalmente messo a posto, con sentenza inappellabile, un’udienza lunga sei anni e quindi durata anche troppo tempo. Si sa che la giustizia ha un corso faticoso e tempi biblici, ma in fondo, quasi sempre, trionfa. Dietro al giudice ansimavano, in contumacia, certi bovari di contorno, appesantiti dal dover guidare bestie troppo lente e poco allenate a trainare carichi ingombranti.
È a questo punto (praticamente in chiusura) che sono transitate le tante Famiglie nobili che hanno fatto grande Siena nel tempo, tutte rappresentate e ricomprese nell’Istrice vittorioso, attente a scortare il Carroccio e a non lasciarsi scappare un Drappellone ormai strameritato.
Sulle Contrade soppresse, anch’esse presenti almeno sulla carta e/o in spirito, non mi vorrei dilungare, come ormai è nostro consolidato costume. Noi dell’Istrice siamo abituati a guardare avanti e a non lasciarci sviare da dietrologie e recriminazioni.
In conclusione, se il nostro Palio del 2 luglio 2008 è stato una Passeggiata Storica, essa è servita a trasportarci ancora una volta nell’aura gloriosa della storia, andando a sommarsi con i tanti altri indimenticabili trionfi del passato. Per tutti gli altri è rimasto ben poco e la Passeggiata è stata tutta da dimenticare