L'Attesa 2 Luglio Giubilo Foto

C’è il tuo profilo, sottile come un’unghia, che graffia e incide lo scialbo chiaro di un pomeriggio altrimenti anonimo; scivola, si avvicina, accolto dall’abbraccio del mio sguardo si imprime nella rètina e si insinua nell’intrico dei nervi; vibra come l’archetto di un violino virtuoso a stracciare l’invidia delle note stonate, inquieto e appassionato come la bacchetta del maestro che raccoglie le voci di un’orchestra nel crescendo finale.
Di te percorro, nel più struggente dei viaggi, la linea vertiginosa che si protende all’infinito, per poi caracollare con lo sguardo fino alle nocche bianche nella stretta, le vene azzurre del polso, il braccio teso, l’incavo della clavicola, la schiena che si flette senza resa.
Seguo la direttrice della tua lama affilata, sciabola gentile e fiera a recidere la fune e il peso che mi teneva a fondo, ed io leggera, precipitosamente a galla, nella pacata euforia di un respiro a pieni polmoni dopo l’apnea del dormiveglia.
Ogni ansia fugata, sollievo a ricomporre il flusso febbrile del sangue, deliziosa spossatezza a placare l’affanno consumato con te: per quell’attimo solo, fuori di noi è silenzio immobile, è la sera più complice, e nessuno sa che sei qui. Poi mi sfuggi, ovvia infedeltà, tradimento indolore, e ti perdo, senza gelosia, nel frastuono felice della folla.

 

 

La Benedizione
Passeggiata Storica
Vittoria