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Dal 1623 l'Istrice si adunò nella cappella della Magione,
annessa all'ordine gerosolimitano. Tuttavia, agli
inizi del XVIII secolo, passò nella chiesa di Fontegiusta,
alla quale furono donati i vari drappelloni vinti nei Palii trascorsi.
Ma quando nel 1733 ricevette dalla Curia la chiesa di San Bartolomeo
alla Castellaccia, subito richiese alla Confraternita di Fontegiusta
la restituzione dei drappelloni. La Confraternita deliberò
"che, essendo cose di poco momento e che a lungo andare si
riducono in polvere, esser di parere renderli". Nel 1788 la
chiesa fu restituita, ormai in rovina, alla parrocchia di Santo
Stefano, e la Contrada ottenne in cambio il suo attuale oratorio,
la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio. Il campanile, danneggiato
dal terremoto de1 1869, fu ricostruito su disegno di Giuseppe Radicchi,
a spese e ad opera degli istriciaioli stessi. Nell'oratorio, ove
ha luogo la benedizione del cavallo per il Palio, si conserva un
grande tabernacolo sull' altare maggiore in legno intagliato e dorato,
con angeli adoranti (1711). Nell'abside,invece, è situato
un affresco monocromo, attribuito a Carlo Amidei (XVIII secolo).
E,ancora, si possono osservare sulle pareti ben quattro tele: San
Girolamo (XVII secolo), l'Elemosina di santa Lucia (XVII secolo),
l'Immacolata (XVIII secolo) e una Madonna col Bambino e san Giovannino
della cerchia di Alessandro Casolani
(1552-1606).
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