Simboli

Simboli

Le prime notizie della Contrada dell’Istrice risalgono al 1494 allorquando Allegretto Allegretti, cronista senese, descrivendo un gioco di “pugna” (una lotta corpo a corpo tra gruppi di persone) citò la partecipazione, tra le altre, di una schiera di “Camullia”. Il gruppo di tali uomini era composto dalle compagnie (o parrocchie) della Magione e di S. Bartolomeo, nonché anche di S. Vincenzo e S. Stefano.

Le antiche compagnie militari venivano battezzate con il nome della località dove aveva luogo la propria sede, che generalmente corrispondeva al nome di una chiesa. Per antonomasia le schiere delle singole zone della città che partecipavano ai giochi delle pugne assumevano lo stesso nome delle compagnie oppure quello delle strade o dei luoghi in cui si organizzavano. È in questo contesto che presero vita le Contrade la cui evoluzione andrà di pari passo con quella del Palio.

Con la caduta della Repubblica le compagnie vennero sciolte e le Contrade ben presto furono le uniche superstiti della rappresentanza popolare. La loro organizzazione interna consentì di portare avanti le tradizioni civiche che nel tempo si erano affermate, con particolare attenzione alle feste e ai palii.

Il territorio attuale dell’Istrice era abitato alla fine del 1400 da quattro popoli che si aggregarono in altrettante parrocchie: S. Bartolomeo, la Magione del Tempio, S. Vincenzo e Santo Stefano.

Come visto, la rappresentanza di questi popoli veniva denominata semplicemente “di Camullia” a differenza di altre realtà, quali ad esempio Giraffa e Drago, già citate con la loro attuale denominazione.

Si narra però che all’epoca, in un periodo in cui i territori intorno a Siena erano ancora boscosi e incolti, fosse stato ucciso un grosso istrice nei pressi delle fonti di Pescaia, un istrice “tanto grosso che avrebbe destata la curiosità del popolo, il quale poi, volendo indicare la località suddetta, avrebbe cominciato a chiamarla dell’Istrice” come ricorda Giuseppe Zazzeroni nel proprio scritto “La sede della Contrada dell’Istrice, Siena, 1932”.

Così, non stupisce che nel 1516 le Compagnie della Magione e di San Bartolomeo entrarono in Piazza in occasione di una caccia al toro (festa di origine spagnola soppressa nel 1590) con una grande macchina che rappresentava un istrice mentre, separatamente, San Vincenzo e Santo Stefano condussero come macchina un Leone dorato, ritto sulle zampe posteriori e recante in una branca la stella della famiglia Pecci.

In quel periodo gli storici ipotizzano un processo spontanea unione tra più contrade per la realizzazione di questi carri allegorici che venivano utilizzati per impaurire gli animali e dare riparo ai cacciatori che dall’interno scagliavano le proprie lance.

Contemporaneamente prese corpo anche la scelta di nomi e stemmi che si ispiravano a quelli dei sovrani, delle compagnie di ventura oppure dei “bestiari” medioevali. Non si può escludere, ad esempio, una possibile derivazione dello stemma dell’Istrice da quello di Luigi XII Re di Francia che aveva rilanciato l’Ordine del Porcospino, fondato dal Duca di Orleans, il cui mito, grazie ai cavalieri templari, era arrivato dalla Francia sino a Siena.

Così, nel tempo, Santo Stefano e San Vincenzo si erano unite per formare la contrada del Leone mentre la Magione e San Bartolomeo quella dell’Istrice. Quest’ultima collocò la propria sede inizialmente presso la cappella di San Donnino, alla destra della Chiesa della Magione, per poi spostarsi presso la chiesa di Fontegiusta, trasferirsi presso la chiesa intitolata a San Bartolomeo alla Castellaccia (non più esistente) ed infine, dal 1849, presso la chiesa della soppressa parrocchia dei SS. Vincenzo e Anastasio, ancor’oggi attuale sede della Contrada.

San Bartolomeo, invece, rimase il Santo Patrono dell’Istrice, da allora festeggiato il 24 agosto di ogni anno.

Già dalla fine del 1500 non si trovano più tracce dell’insegna del Leone. Nel 1546 il borgo di Camollia si presentò alla famosa caccia descritta da Cecchino Chartaio con la sola insegna dell’Istrice, bianca e nera con una croce di S. Andrea rossa a traverso mentre con l’editto di Violante di Baviera del 1729, che ha ridefinito i confini delle contrade di Siena, si può riscontrare la definitiva certezza di questa unione. Il territorio prima corrispondente a quello delle quattro compagnie sopra indicate fu assegnato “all’Istrice”, segno evidente dell’esistenza ormai di un’unica Contrada.

Se le Contrade dalla metà del 1500 avevano ormai assunto la forma attuale, per lungo tempo invece le insegne ed i colori delle stesse subirono ulteriori cambiamenti, trovando la loro forma definitiva solo verso la fine del ‘600, inizi del ‘700. Tra queste l’Istrice, le cui insegne, in ragione dell’unione delle quattro compagnie militari, subirono un’ovvia evoluzione.

Nel tempo, l’Istrice abbandonò dapprima il bianco, poi sostituì il rosso con un celeste “acqua di mare”, sfilando ancora nel 1714 con una bandiera “perlata e nera”.

Fu solo in occasione della venuta a Siena della Principessa Violante di Baviera nel 1717 che gli istriciaioli ripresero l’antica bandiera, aggiungendo il celeste ed assumendo l’insegna ancora oggi mostrata: bianca, rossa e nera, con l’aggiunta del celeste e con in mezzo l’istrice sormontato da una corona.

Nel 1889 la Contrada ottenne, come le altre consorelle, il riconoscimento dal Re Umberto I di Savoia delle insegne sabaude per fregiare il proprio stemma e le proprie bandiere.

“Per questa Sovrana concessione lo stemma che distingue le bandiere della nostra Contrada, araldicamente consiste, d’argento all’istrice fermo sopra un ristretto di terreno al naturale, sormontato da una corona all’antica d’oro, ed accompagnato in capo da due rose (dette di Cipro) di rosso ed in punta da un nodo di Savoia d’azzurro, come riporta Giuseppe Zazzeroni nel proprio scritto, la sede della Contrada, edito in occasione del rifacimento dei locali del museo del 1932.

Proprio in quell’anno, Il Conte Guido Chigi Saracini donò alla Contrada le stanze degli attuali museo e salone delle vittorie, all’interno del quale fece dipingere dal maestro Arturo Viligiardi, uomo di sua fiducia dal punto di vista artistico, il bellissimo affresco raffigurante l’Istrice contornato dal motto “Sol per difesa io pungo”, da Conte stesso concepito.

Nel 1980 l’Istrice ottenne una distinzione onorifica dal Sovrano Ordine di Malta in ragione dello stretto rapporto che ha sempre contraddistinto l’Ordine di Malta con la Repubblica di Siena e la Contrada nel cui territorio si trova la Chiesa di San Pietro alla Magione, sede dei templari prima e dell’Ordine di Malta poi quali discendenti dei Cavalieri Ospitalieri.

In ragione di ciò, fu concesso alla Contrada di fregiarsi dell’appellativo onorifico di “Sovrana” nonché di poter iscrivere al proprio stemma la croce bianca ottagona in capo di rosso.

I simboli racchiusi nella nostra bandiera e nel nostro stemma racchiudono in sé la storia e rappresentano il frutto stesso dell’evoluzione della Contrada Sovrana dell’Istrice, che araldicamente può essere così decritta:

Scudo d’argento, all’istrice, fermo su un ristretto di terreno al naturale, coronato all’antica d’oro, accompagnato da due rose rosse (dette di Cipro); alla punta un nodo di Savoia d’azzurro; il capo di rosso alla croce bianca ottagona (del Sovrano Militare Ordine di Malta).

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