Oratorio

Oratorio

La prima sede degli Istriciaioli, intorno al 1623, fu la Cappella della Visitazione al Tempio della Beata Vergine Maria, detta “di San Donnino”, costruita fra il 1523 e il 1526 a fianco della chiesa di San Pietro alla Magione, a quel tempo sede dell’Ordine Gerosolimitano. Nei primi anni del ‘700, gli Istriciaioli furono ospiti della chiesa della Confraternita di Fontegiusta dove ebbero il permesso di costruire un proprio altare. All’inizio i rapporti furono cordiali, tanto che la Contrada donò alla Confraternita i 50 talleri della vittoria del Palio del 1709, ma in seguito sorsero dissidi che la indussero a lasciare Fontegiusta. Nel 1733 la Contrada ebbe il permesso di trasferirsi nella chiesetta di San Bartolomeo alla Castellaccia, ora non più esistente, subito all’interno della Porta di Camollia, e nel 1737 ottenne la restituzione dei drappelloni dei Palii vinti che erano rimasti in Fontegiusta. Nel 1788, viste le pessime condizioni in cui versava la chiesetta di San Bartolomeo, gli Istriciaioli chiesero ed ottennero l’uso della chiesa di San Vincenzo e Anastasio, la cui Parrocchia era stata soppressa qualche anno prima, e qui vollero continuare la loro devozione a San Bartolomeo.

La costruzione e consacrazione di questa chiesa risale al 1144; nei secoli ha subito notevoli trasformazioni, compreso il tamponamento della facciata e l’apertura nel ‘700 di un nuovo ingresso nel fianco sinistro prospiciente via Camollia. Il campanile, fortemente danneggiato dal terremoto del 1869, fu abbattuto e ricostruito nel 1871 su disegno di Giuseppe Radicchi. All’interno la chiesa probabilmente rimase nello stile romanico di origine fino ai primi del ‘700, quando il terremoto del 1697 e la moda imperante del barocchismo ne imposero un restauro integrale. Altri interventi del 1850-1852 e del 1909 ce lo hanno consegnato, approssimativamente, così come lo vediamo oggi. Sull’Altare Maggiore si può ammirare un grande ciborio con due angeli portacero, tutto in legno intagliato e dorato a oro zecchino (1711). La nicchia dell’abside è decorata da un affresco a tempera monocromo di Carlo Amidei (1745) raffigurante lo Spirito Santo con i Santi Vincenzo e Anastasio sullo sfondo di strutture architettoniche. Nell’altare di sinistra è posta la tavola a fondo oro raffigurante la “Madonna col Bambino fra Sant’Antonio Abate e San Bernardino e due angeli”, opera di Sano di Pietro (1406-1481). Nell’altare di destra, la statua lignea di San Bartolomeo, opera di Torquato Casciani (1932). Alle pareti, in cornici di stucco, quattro tele: una “Santa che distribuisce le ricchezze ai poveri” (scuola di Rutilio Manetti, XVII sec.), una ”Madonna col Bambino e San Giovannino” (attribuita ad Alessandro Casolani o bottega del XVI secolo), la “Madonna Immacolata” realizzata fra il 1850 e il 1852 dal pittore istriciaiolo Giuseppe Faiticher, e una tela raffigurante “San Girolamo”, opera di scuola senese del XVII secolo. Nella cantoria, un organo italiano del XVIII secolo, recentemente restaurato. Nelle pareti, in alto, una serie di grandi bracciali in legno scolpito e dipinto destinati, in passato, a contrassegnare i confini della Contrada, e alcune vecchie bandiere del XIX e XX secolo. Le pareti sono anche decorate da una numerosa serie di piccole tabelle in legno o in gesso sulle quali sono dipinti gli stemmi di famiglia dei Protettori (XIX e XX secolo). Una lapide del 1830 ed un busto ricordano che in questa chiesa fu tumulato, nel 1513, il pittore Bernardino di Betto detto Pinturicchio.

Nella piccola sacrestia adiacente, si conservano calici, ampolle e altri preziosi oggetti di culto e corredo liturgico, fra i quali un antico piviale del XVII secolo. Alle pareti, una tela con “San Bartolomeo” del XVII secolo e quattro tele di scuola napoletana: “L’Immacolata Concezione con San Gennaro e San Nicola di Bari” (cerchia di Francesco Solimena,1657-1747), un ritratto di prelato attribuito a Pietro Bardellino (1728-1810), la “Sacra Famiglia con San Giovannino” (cerchia di Francesco De Mura,1696-1782) e “San Carlo Borromeo”, firmato e datato da Paolo De Majo,1771. Nel centro del pavimento è posta la lastra tombale incisa del cavaliere Luigi de Chamenet, morto per la “peste nera” del 1348.

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