Palazzo Pieri

Palazzo Pieri

I nuovi locali museali inaugurati dopo otto lunghi anni dalla loro acquisizione, alla presenza dei rappresentanti di tutte le consorelle, sono il degno coronamento di un desiderio: poter esporre in un ambiente idoneo allo scopo le numerose testimonianze che la Contrada si trovava impossibilitata a rendere pienamente fruibili.
La scelta del palazzo nobiliare Nerli-Pieri, con le sue imponenti volte in cotto, si è dimostrata sicuramente felice. Prospiciente gli storici locali museali attigui alla chiesa di San Vincenti, il prestigioso edificio ha potuto accogliere alcuni drappelloni vinti nel XX secolo, un imponente e significativo numero di dipinti del XVII secolo e successivi, fino a quelli contemporanei, oltre a sculture in bronzo, legno, ceramica e argento, tamburi e bandiere di varie epoche tra cui quella personale del Conte Guido Chigi Saracini con l’emblema Micat in vertice, che per lunghi anni è stata esposta sulla facciata del palazzo di Via di Città.
Nelle vetrine fanno bella mostra di sé numerose monture che si sono susseguite dalla prima metà dell’Ottocento fino al 1980; anche varie selle, finimenti ed armi vanno a completare un insieme cromatico che colpisce per omogeneità ed eleganza.
Le grotte in tufo, scoperte durante i lavori di ristrutturazione, sono di grande fascino; le scale in mattoni che ci conducono al loro interno ci riportano indietro nel tempo. Questi ambienti ci hanno consentito di collocare maioliche senesi di varie tipologie ed epoche, mentre numerose altre si possono ammirare al piano superiore.
La Contrada ha anche commissionato, per l’occasione, due opere particolari: un grande angelo in metallo dorato e vetro con i colori della Contrada a significare la particolarità dei nostri musei in continua evoluzione che tramandano la storia della nostra gente procedendo in armonia con l’evoluzione dei tempi; poi un imponente mosaico in pietre naturali, un manufatto che, collocato su una parete a mattoni, colpisce l’immaginazione; un’arte antica che affonda nella notte dei tempi. Ripropone, nel segno della continuità, l’affresco di Arturo Viligiardi che nel 1932 realizzò, nel Salone delle Vittorie, un istrice coronato, circondato dai simboli concessi da Casa Savoia, il motto e i colori della Contrada.
Il visitatore può anche ammirare una serie di stemmi delle diciassette Contrade, che provengono da un’osteria non più esistente. Sono manufatti di inizio Novecento che ci ricordano quanto le Contrade siano state, da sempre, presenti nella vita quotidiana di tutti i senesi.
Non si può certo tralasciare un’opera popolare che ci riporta ad oltre un secolo fa: due teche contengono cavalli e fantini in corsa nel Palio vinto dall’Istrice nel 1905. Intagliati in legno a tutto tondo, i condottieri con tanto di nerbo sembrano usciti da una fantascientifica macchina del tempo. Ma il contradaiolo che commissionò il curioso lavoro volle anche che fossero realizzate le Contrade che non presero parte alla carriera, così, nella seconda teca, anch’esse sono rappresentate. A corredo dell’evento, un grande dipinto a tempera, rappresentazione coeva della piazza e della corsa.
I nuovi locali ospitano infine una fornitissima biblioteca che porta il nome dell’indimenticato, generoso Priore Alessandro Falassi. Contiene le pubblicazioni più importanti riguardanti il Palio e le Contrade, la storia di Siena, una nutrita raccolta di volumi sull’arte senese e antichi documenti: basti citare il rarissimo bando con cui nel 1730 la principessa Violante Beatrice di Baviera, governatrice di Siena, definì i confini delle Contrade. Vi sono inoltre manoscritti anche arricchiti da immagini dipinte di indiscusso pregio, intere collane ormai introvabili come La Balzana, La Diana e il Bullettino Senese di Storia Patria oltre alla raccolta completa dei “numeri unici”.
Alle pareti dei locali della biblioteca, rare stampe, incisioni e disegni sugli avvenimenti di Siena e sulle Contrade, due deliziose sculture in legno con istrici in altorilievo e, per finire, un antico torchio già della “Società delle Pubbliche Rappresentanze”, antenata dell’attuale circolo “Il Leone”.
Non tutto in queste poche righe è stato citato, perciò chi non ha ancora potuto visitare questi magnifici ambienti, lo faccia e ne goda, sicuramente ne varrà la pena!

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