Territorio

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Simbolo del territorio è Porta Camollia, “baluardo di difesa e simbolo di accoglienza”, come è stata definita nella pubblicazione che nel 2004 fu realizzata dalla Contrada in occasione del quarto centenario della ricostruzione, pubblicazione nella quale fra l’altro viene sfatata la credenza che la famosa scritta “Cor magis tibi Sena pandit” (ripresa anche nell’inno della Contrada) fosse dedicata al granduca Ferdinando in visita a Siena. La porta ha accompagnato, con funzioni diverse ma ugualmente simboliche e connesse con l’evoluzione storica di Siena, le vicende non solo istriciaiole ma di un’intera comunità. Il territorio si snoda poi in una serie di vie e vicoli particolarmente caratteristici, da via del Romitorio al vicolo di Malizia, da via degli Umiliati (da cui si accede alla Villa Giardino Rubini Manenti) al vicolo dello Sportello. Siamo particolarmente affezionati al Pignattello, strada che nel Medioevo ospitava numerose botteghe e dove i vasai realizzavano le pignattelle per l’illuminazione che danno il nome alla via. Qui si trovava la casa di Sigismondo Tizio, cronista del ‘400, situata oltre la Chiesa della Madonna delle Grazie, ora chiesa del Sacro Cuore. Più ampie e trafficate via Camollia, primo tratto urbano della Francigena, e via Campansi. In Camollia, oltre a palazzo Chigi dove nacque Carlo Corradino Chigi, eroe risorgimentale e Gonfaloniere di Siena nel 1859, c’è di fronte a via Malta il palazzo dove abitò Baldassarre Peruzzi, mentre in Campansi nel 1400 sorgeva un convento francescano e l’attuale casa di riposo ha al suo interno la bellissima chiesa di san Girolamo. Tra Camollia e Campansi si trova uno dei numerosi tabernacoli del rione, con l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino e Santi realizzato da Antonio Castelletti dopo il terremoto del 1798. Altri tabernacoli, più recenti, si trovano in via Malta (una Madonna di Provenzano in terracotta ne ha sostituita una analoga in cartapesta, trafugata nel 1990) e in via di Fontegiusta (una Madonna con Bambino, altorilievo realizzato da Luciana Staderini nel 1974), mentre in via del Pignattello il bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino alla maniera del Vecchietta risale alla fine del XV secolo. Il territorio dell’Istrice è molto vasto e comprende zone verdi come la Fortezza medicea e la Lizza, dove fra l’altro sorge il monumento al cavallo opera di Sandro Chia, il cui bozzetto originale è conservato nella sede museale della Contrada e che fu donato alla cittadinanza da Alessandro Falassi, all’epoca Priore della Contrada. Dalla Lizza si apprezza la facciata posteriore di Palazzo Avanzati, dove abitò il Senesino, ma il cuore del rione batte fra Costa Paparoni (il centro della Festa del Santo Patrono), la Magione e Piazza Chigi Saracini. Piazza Paparoni prende il nome da papa Alessandro III (1159-1181); restano poche tracce del palazzo del Papa, che peraltro non vi abitò mai, e sui ruderi furono edificate diverse abitazioni, in una delle quali abitò il Pinturicchio, case a loro volta demolite probabilmente per la costruzione del Convento della Concezione, anch’esso ora distrutto. La chiesa di San Pietro alla Magione, di cui si ha notizia fin dall’anno 998, una delle perle del territorio, a partire dagli anni Trenta del Duecento fu sede dei Cavalieri del Tempio, che la amministrarono fin quando i beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri con la bolla papale del 1312 e la Magione divenne sede del Sovrano Ordine di Malta: è questa la ragione per cui nel 1980, in virtù dei legami storici, fu concesso alla Contrada il privilegio di inscrivere nel proprio stemma il capo di rosso alla croce ottagona, di fregiare con la stessa croce il manto del duce della comparsa e di assumere il titolo di Sovrana. La cappella cinquecentesca di San Donnino, annessa alla Magione, fu invece il primo oratorio dell’Istrice: a partire dal 1623 circa qui si riuniva il popolo di Camollia. Accanto al pozzo della Magione si trova la fontanina battesimale, opera di Vico Consorti, inaugurata nel 1962, e poco più avanti, in via Malta, già via della Piana, si trova la stalla. Quando lasciarono la Magione, agli inizi del Settecento, gli Istriciaioli chiesero ospitalità alla chiesa di Fontegiusta, dove rimarranno fino al 1733. La chiesa, la cui costruzione fu avviata nel 1479, ospita la Venerabile Confraternita di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, con cui la Contrada ha tuttora un forte legame morale.

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